mercoledì, marzo 15, 2006

banchetto no-cpt allo spettacolo di Beppe Grillo

ieri mattina siamo riusciti tra una sgomitata e l'altra a leggere un volantino contro i cpt durante la performance di grillo a giurisprudenza, e lui ci ha invitati a fare un banketto rete no cpt al suo spettacolo al teatroteam.

Anto

giovedì, marzo 09, 2006

Comunicato stampa dall'occupazione delle Misericordie di Andria

Andria, 9 marzo 2006

Oggi abbiamo nuovamente occupato la sede delle Misericordie, l’ente che ha accettato di gestire la galera etnica di Bari – S. Paolo.
La retorica umanitaria dietro la quale si nascondono i responsabili delle Misericordie disvela contraddizioni e sospette irregolarità.
Le contraddizioni sono quelle di chi è chiamato a fare il secondino sotto le false spoglie del volontariato umanitario: le Misericordie affermano oggi che attueranno, all’interno del CPT, “progetti di reinserimento e di socializzazione”.
Ma di cosa stiamo parlando?
Sappiamo bene, invece, che l’unica funzione dei CPT è il trattenimento ai fini del rimpatrio forzato. La denuncia che oggi sottoponiamo agli occhi di tutti è che la gestione di questi posti è affidata a diversi soggetti del terzo settore: questo privato sociale, così come certa chiesa, invece di premere ai confini del diritto per abbatterli, per allargare e moltiplicare diritti e spazi di esistenza, ha assunto in pieno quel mandato infamante di “normalizzazione”, divenendo puro business umanitario funzionale alle pratiche di controllo e di esclusione sociale.
Abbiamo fatto pubblica richiesta della Convenzione stipulata tra le Misericordie e la Prefettura di Bari/Ministero dell’Interno.
La convenzione, che farebbe chiarezza sulla dimensione economica del business umanitario, viene tenuta nascosta dall’ente gestore. Gli atti richiesti sono coperti da un incomprensibile segreto: pare infatti che il ministro Pisanu abbia imposto il silenzio su atti che per legge sono pubblici.
Ci chiediamo se può essere definito stato di diritto, quello che nei fatti è uno stato di eccezione.
Ci chiediamo come possa un ente “morale” come le Misericordie, lavorare nell’ombra di gravissimi omissis.
Chiediamo al prefetto Blonda di garantire la trasparenza nello svolgimento delle sue funzioni e di non assecondare le esigenze elettorali del candidato Pisanu..


Movimento per la libertà di circolazione delle persone e contro i Cpt

Giovedì 9 marzo 2006 14:38 Bari - Occupata la sede della Misericordia di Andria

Alle ore 14.00 circa una trentina di attivisti ha occupato la sede centrale della Misericordia.
Al loro arrivo hanno trovato la sede presidiata dalle forze del’ordine, ma sono riusciti comunque ad entrare saltando i cancelli.
La corrispondenza audio con Andrea, Rete No CPT, su www.globalproject.info

Bari - Il senso della Misericordia ai tempi della guerra globale

La Bossi-Fini, come la prosecuzione estremizzata ma assolutamente coerente della legge Turco-Napolitano, ha chiuso ulteriormente le frontiere ed aperto a logiche di isterismo securitario, inasprendo quelle politiche repressive nei confronti dei migranti, paradigma delle quali sono i Cpt - vere e proprie galere etniche.
Questi mostri dello stato penale globale non sono "emendabili", perché oltre ad ogni valutazione puramente giuridica, rendono "legge dello stato" l’intolleranza, il disconoscimento e la violazione dei diritti fondamentali della persona e di cittadinanza, in nome del controllo sociale e della militarizzazione degli spazi di espressione.
Le politiche rivolte ai migranti, d’altra parte, sono il laboratorio politico di sperimentazione dello stato di eccezione permanente e della sospensione del diritto. A partire da lontano, da Schengen e Dublino, si sono create sempre più le condizioni per affermare politiche xenofobe e razziste, basate sulla inferiorizzazione dell’altro.
Le conseguenze sociali e culturali sono devastanti: basta pensare quanto abbiamo interiorizzato vicende della portata di quelle avvenute nel carcere di Abuh Graib ed a Guantanamo.
Oggi rivendichiamo ancora una volta la libertà di circolazione delle persone, indispensabile premessa all’esercizio del diritto all’autogoverno della propria vita fuori dalla guerra, a partire dalla possibilità di decidere dove stabilire la propria dimora, i propri affetti, le proprie relazioni sociali.
Che questa libertà oggi sia vietata - nello stato di guerra globale generato dall’esportazione manu militari del nostro modello di democrazia e dalla conseguente miseria in cui si costringono milioni di persone – è segno di quanto sia entrata definitivamente in crisi la stessa democrazia rappresentativa di stampo occidentale.
In questo modo, semplicemente, non si prende atto del cambiamento sostanziale che la nostra società sta avendo con l’arrivo dei migranti e con la loro partecipazione alla vita collettiva; quindi si continua a differenziare l’accesso ai diritti civili, politici e sociali di ognuno sulla base di astrazioni giuridiche, di cui la più clamorosa è forse quella legata al concetto di clandestinità; in base ad essa persone che esercitano la libertà di movimento vengono trattate, al meglio, come bisognosi da rinchiudere in appositi campi o, come si vorrebbe fare da ultimo a Bari e Gradisca, come reietti da espellere.
In tutti i casi garantendo ottimi profitti a coloro che si candidano a “garantire l’umanità” di veri e propri lager: le Misericordie, la Croce Rossa, spregiudicate cooperative, etc..
A Bari le Misericordie riceveranno 57 euro al giorno per ogni persona reclusa nel nuovo Cpt. Questa somma arriverà a 80 euro giornalieri nel momento in cui il numero dei migranti salirà oltre gli ottanta.
La denuncia che oggi sottoponiamo agli occhi di tutti è che la gestione di questi posti è affidata a diversi soggetti del terzo settore: questo privato sociale, così come certa chiesa, invece di premere ai confini del diritto per abbatterli, per allargare e moltiplicare diritti e spazi di esistenza, ha assunto in pieno quel mandato infamante di "normalizzazione", divenendo puro business umanitario funzionale alle pratiche di controllo e di esclusione sociale.
Il senso dei monitoraggi, delle nostre proteste, delle nostre denunce mira a costruire un grido assordante per una espressione di incompatibilità radicale con questi luoghi anche se fossero alberghi di lusso: per svergognarli, toglierli aria e finanziamenti, per stringerli d’assedio, per liberarli.

Rete No Cpt
Movimento per la libertà di circolazione delle persone e contro i Cpt

mercoledì, marzo 08, 2006

hanno aperto il cpt a Bari

ultimissime da Bari:
stanotte hanno portato dentro il cpt barese quattro immigrati.
E' in corso un blocco che sta impedendo l'uscita degli operatori della
Misericordia.

Immagini dall'interno del nuovo CPT di Bari San Paolo

Sono solo alcune delle immagini riprese durante la prima visita concessa a rappresentanti delle istituzioni. Per vedere tutte le foto: http://www.globalproject.info/gal-7683.html


martedì, febbraio 28, 2006

CONTRO L'Apertura del CPT di BORGOMEZZANONE FOGGIA


La vita di molte migliaia di persone è quotidianamente negata da una legislazione razzista, dalle politiche proibizioniste e repressive, dalle logiche emergenziali.

Donne e uomini migranti continuano a morire in un’Europa sempre più disseminata di carceri: nel rogo di Amsterdam, sulle frontiere di Ceuta e Melilla, nelle tragedie del mare.

Donne e uomini migranti vengono quotidianamente privati della propria libertà e di ogni diritto nei centri di permanenza temporanea: il diritto speciale dei migranti, la detenzione amministrativa, sono l’espressione massima di quello “stato di eccezione” che sta minando la democrazia.

Sui migranti si sperimenta oggi la costruzione di una società dell’esclusione in cui si intrecciano precarietà del lavoro e della vita, autoritarismo e repressione.

La legge Bossi-Fini, che subordina il rinnovo dei permessi di soggiorno a un contratto di lavoro ha reso ancora più evidente quello che era chiaro già da tempo: i migranti non sono considerati persone, soggetti che vogliono affermare i propri diritti sociali e politici, ma mera forza lavoro, da usare, costringere nei centri di detenzione o espellere a seconda delle esigenze del mercato e di un modello economico e sociale sempre più iniquo.

L’intreccio con la legge 30 sul mercato del lavoro non ha fatto altro che aumentare drammaticamente la precarietà, imponendo di ripetere le pratiche per il rinnovo del permesso di soggiorno sempre più spesso, aggravando i tempi di attesa, mentre il vincolo della certificazione delle condizioni abitative dà ai datori di lavoro un ulteriore strumento di ricatto sulla vita di donne e uomini migranti.

Le vicende degli ultimi mesi con l’acuirsi delle logiche emergenziali, l’approvazione del pacchetto Pisanu e la proposizione dell’equazione fra immigrazione clandestina e terrorismo, non hanno fatto che aggravare questa condizione. Le logiche di guerra hanno sempre bisogno di capri espiatori. Allo stesso tempo centinaia di persone subiscono con sempre maggiore accanimento le conseguenze penali delle legittime azioni, portate avanti in questi anni per cancellare dai nostri territori i CPT e i Centri di Identificazione e per chiederne la chiusura dentro e fuori l’Europa. E’ parte del nostro percorso la rivendicazione dell’amnistia per i reati legati alla clandestinità e alle lotte sociali.

Ma è cresciuta anche la consapevolezza dell’inaccettabilità di tutto questo, della necessità di aprire una stagione nuova che conquisti diritti e libertà per i migranti, che ponga fine all’imbarbarimento della società.

Le mobilitazioni dei migranti contro la legge Bossi Fini, per i propri diritti, le iniziative delle realtà sociali e sindacali che hanno costruito vertenze contro la precarietà, le esperienze istituzionali partecipative hanno contribuito in maniera decisiva ad affermare la necessità di un cambiamento radicale delle scelte politiche e legislative.

La netta opposizione alla legge Bossi-Fini, a qualsiasi ipotesi di ritorno della Turco Napolitano, al legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, ai CPT e alle espulsioni e deportazioni di massa, la rivendicazione della libertà di muoversi e di restare per i migranti potranno trovare forza solo se uomini e donne migranti saranno ancora una volta, in massa, protagonisti delle loro lotte.

Beppe
Attac Foggia

lunedì, gennaio 23, 2006

LA CGIL DI FOGGIA CONTRO IL CPT DI BORGO MEZZANONE


“No alle logiche detentive dei cpt, sì a una vera politica di accoglienza che riconosca nell’immigrazione una risorsa per il Paese, garantendo diritti e diversità culturali”. La Camera del Lavoro di Foggia ribadisce con forza il propria dissenso sull’eventuale apertura del Centro di Permanenza Territoriale di Borgo Mezzanone, che dovrebbe entrare ufficialmente in funzione il 1 febbraio, anche perché pare che il Governò abbia trasferito in forza alla Auestura di Foggia ben 31 agenti di polizia: destinati al Cpt foggiano.

Per la segreteria provinciale della CGIL di Capitanata, dunque, “le stesse preoccupazioni e le proteste del SILP, il sindacato di Polizia, dovrebbero spingere il Governo a riflettere sia sull’utilità che sulla natura intrinseca dei Cpt. Per la CGIL la logica che sottende all’organizzazione di queste strutture “segna un forte arretramento, se non una vera e propria sospensione delle garanzie individuali, anche perché costruiti sull’assurda equazione clandestino uguale delinquente, logica punitiva e discriminatorie che non può che essere rigettata e contrasta”. Il sindacato di Polizia, infatti, per voce del segretario generale del Silp di Foggia, Michele Pellegrino, ha annunciato ‘battaglia’: “Siamo contrari all’apertura di questo cpt. In questa lotta noi faremo la nostra parte. Se il centro dovesse essere inaugurato, e ormai l’apertura sembra imminente manifesteremo con un sit-in davanti alla prefettura. Ora però rivolgiamo un appello a tutti: chiediamo alle forze del centrosinistra che s’impegnino con noi, che si uniscano alla protesta”. Per il sindacato foggiano di via della Repubblica, quindi, al posto del Cpt di Borgo Mezzanone sarebbe preferibile “una vera politica di accoglienza, una nuova legge sui permessi di soggiorno per sottrarre migliaia di lavoratori al circuito criminale che fa affari sulla disperazione delle persone. Servirebbe una legge organica sul diritto di asilo che dia cittadinanza piena a tanti lavoratori provenienti da altri paesi. Solo estendendo garanzie e diritti, senza agitare paure e fantasmi, sarà possibile governare un fenomeno ineludibile come quello della migrazione delle popolazioni. Per queste ragioni ribadiamo il nostro fermo no all’apertura dei Cpt a partire da quello di Borgo Mezzanone”.

Inviato da Beppe di Brisco
ATTAC FOGGIA

sabato, gennaio 21, 2006

NO ALL'APERTURA DEI CPT DI BORGO MEZZANONE FOGGIA


COMUNICATO STAMPA

Foggia, 21.01.2006

NO ALL’APERTURA DEL CPT DI BORGO MEZZANONE

Il 1° febbraio prossimo è prevista l’apertura del Centro di permanenza temporanea di Borgo Mezzanone.
Lo abbiamo appreso, con stupore e preoccupazione, dai dirigenti del sindacato SILP-CGIL i quali ci fanno sapere che alla struttura sarebbero stati destinati i 31 nuovi agenti della Polizia di Stato recentemente assegnati alla Questura di Foggia.
La struttura che si intende aprire “alla chetichella”, approfittando dell’ovattato clima di festa istituzionale per la prevista visita alla città di Foggia del Presidente della Repubblica Ciampi, è doppiamente iniqua e, per quello che ci riguarda, costituzionalmente illegittima, non solo perché trattasi di un centro di detenzione per i migranti, in assenza di una violazione di legge penale, ma anche perché è prevista al suo interno la presenza del centro di raccolta di coloro che richiedono asilo politico, in violazione dei trattati internazionali in vigore in materia.
E così accade che se la mobilitazione dei cittadini, delle associazioni, dei movimenti e delle forze politiche democratiche è riuscita ad impedire l’apertura del CPT di Bari San Paolo, nel più totale silenzio e nascondimento si tenta di aprirne un altro qui a Foggia.
Il Partito della Rifondazione Comunista intende opporsi in ogni sede all’apertura del centro di detenzione per i migranti e si attiverà perché, insieme con tutti coloro che vorranno svolgere una opposizione democratica, vengano organizzate iniziative e manifestazioni volte ad impedire l’apertura di una struttura che contravviene ai principi presenti nella nostra Costituzione repubblicana e nei trattati internazionali sottoscritti dal nostro paese.


Fedele Cannerozzi
Segretario Provinciale PRC


Pubblicato da Beppe di Brisco
Attac Foggia
foggiattac@yahoo.it
rete foggiana stop Bolkestein

mercoledì, gennaio 04, 2006

Cpt: chi li vuole chiudere e chi gioca con le parole?

Presidio NO-CPT Bari

giro questo buon articolo scritto da Danilo. i giornali locali danno conto della notizia del ritiro del comune dal giudizio promosso dai proprietari dei terreni su cui sorge il cpt contro l'espropriazione dei loro campi. Allo stesso tempo i giornali parlano (come questo articolo) della lettera di Prodi al Comune e dell'esultante Emiliano nei confronti della presa di posizione di Prodi. Quest'ultima, però, ancora una volta, non riesce a non essere ambigua e parla di "supermaneto" degli attuali Cpt (così come il documento del centro sinistra sull'immigrazione. Non è dato comprendere perchè si parli di superamento e non di chiusura. La realtà è che si sta ripetendo la fandonia secondo la quale i cpt del governo di destra sono peggiori di quelli del centro sinistra (che li ha istituiti!) e quindi vanno cambiati ma non cancellati.

E' assurdo! Sembra di essere tornati al dibattito degli anni settanta sui manicomi in cui c'era chi parlava di chiusura e chi di superamento. Alla fine fu la cd. Legge Basaglia, per fortuna. Speriamo che, anche con i nostri contributi, si arrivi agli stessi risultati, anche perchè diversamente dovremmo continuare a fare fronte a pratiche di deportazione e di reclusione, sia pure addolcite con non si sa quale retorica!

dario

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La giunta comunale di Bari si ritira dal giudizio contro l'annullamento dell'approvazione della costruzione del Cpt



Danilo Calabrese

L'ingresso del Cpt di Bari San Paolo
Immagine: © Danilo Calabrese


Ieri la giunta comunale di Bari ha revocato l'autorizzazione alla costituzione in giudizio del Comune di Bari per il procedimento dinanzi al Tar Puglia in relazione all'annullamento del decreto relativo all'approvazione del progetto di costruzione del Centro di permanenza Temporanea di Bari San Paolo.

L'annullamento del decreto fu promosso da due privati espropriati del suolo, mentre la costituzione in giudizio dell'amministrazione comunale fu deliberata nel settembre del 2003 dalla precedente giunta di centrodestra.

La revoca è un atto perfettamente in linea con la netta contrarietà della maggioranza, non solo rispetto all'apertura del centro, ma soprattutto rispetto alla presenza fisica del Cpt sul territorio barese.

Infatti, la posizione del Comune di Bari è stata più volte espressa, prima con la delibera di Consiglio del 15 novembre 2004, poi con l'appoggio al presidio no Cpt, tuttora presente dinanzi ai cancelli del centro, e spesso sottolineata dal Sindaco in persona, soddisfatto per la decisione presa ieri dalla giunta.

Il commento del primo cittadino ha evidenziato la coerenza di tale atto rispetto ai propositi del governo barese. "Si è così eliminata - ha affermato Emiliano - una contraddizione tra la battaglia sostenuta dall'Amministrazione comunale contro centri destinati alla detenzione di soggetti che non hanno commesso reati nel nostro territorio, ma che vi giungono in fuga da persecuzioni o alla ricerca di un'esistenza libera e dignitosa, ed una posizione processuale che di fatto legittima la presenza di un interesse pubblico alla realizzazione di una struttura lesiva della dignità e dei diritti fondamentali delle persone".

Proprio in questi giorni lo stesso Romano Prodi ha risposto alla lettera inviata qualche tempo fa da Michele Emiliano, nella quale gli fu chiesto di inserire nel programma di governo la ridefinizione delle politiche nazionali sull'immigrazione per costruire alternative credibili alla logica di detenzione dei Cpt.

"Il programma dell'Unione in materia di immigrazione - scrive Prodi - affronta la questione e prevede esplicitamente il superamento dei Cpt, nell'ambito di un ripensamento generale delle politiche degli ingressi legali, dell'asilo e degli allontanamenti. L'immigrazione è un fenomeno così complesso e globale che non può essere affrontato solo come una questione di ordine pubblico".

Inoltre, il leader dell'Unione mette in evidenza l'importanza degli immigrati come una vera e propria "risorsa per lo sviluppo del Paese e le esigenze della società italiana".

"Integrando nuove politiche di accoglienza - prosegue Prodi - con una più seria e consapevole politica di cooperazione internazionale scoraggeremo il lavoro nero, l'ingresso clandestino e la presenza irregolare. Tra le priorità dell'Unione rientra, inoltre, l'approvazione di una legge organica sull'asilo che offra procedure eque per il riconoscimento dello status di rifugiato e il sostegno dovuto a coloro che ne hanno diritto".